lunedì, maggio 19, 2008

pirkpirk.blogspot.com

TAPPETI ETEREI, FOLLIE, SANDALI GIALLI.

andate li dai.
qui forse tornero', avevo troppo successo per rinunciarvi.


diandra-flu 01:09 | link | commenti |

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domenica, ottobre 14, 2007

la buona notizia del mese*.

http://www.pitchforkmedia.com

Boards of Canada, Islands, Xiu Xiu Join Why? on Single
So do Dump (James McNew of Yo La Tengo), Dntel, Half-Handed Cloud


Avant-rap folkie Why? (aka Yoni Wolf) and crew (pictured upward) are set to release a pair of 12"s for new single "The Hollows" in the U.S. and the Europe on Anticon and Tomlab, respectively. The Anticon-issued "Hollows" single is due November 19, and in addition to the title track, it sports a remix by Dntel, and covers of older Why? tracks by Xiu Xiu and Half-Handed Cloud.

The Euro Tomlab single-- out November 18 but subject to change-- gets a Boards of Canada remix and covers by both Dump (James McNew of Yo La Tengo's other thing) and Islands. Hey, Boards of Canada! Glad to hear you guys are still around.

"The Hollows" features the three main Why? dudes (Yoni Wolf, Josiah Wolf, Doug McDiarmid) along with guest stars Doseone (Subtle), Nedelle (the Curtains/Cryptacize), and Andrew Broder and Mark Erickson of Fog.

But wait, a single generally accompanies an album, right? Correct. Alopecia, the forthcoming Why? LP, will drop March 11 from Anticon in the States. Again, Tomlab will handle things in Europe, though the release date for that has not been nailed down. "By Torpedo or Crohn's", the track that Dntel remixes on "The Hollows" U.S. single, and "Good Friday", the song Boards of Canada tackle on the Euro version, will also be included on Alopecia. Yup, they're releasing remixes before the originals.

Why? currently have exactly one tour date scheduled, and it's a special one. They'll play New York's Knitting Factory this Sunday, October 14, and the cost of admission is exactly $1.00. Being cheap, the thing's gonna sell out fast, so be a smarty and shoot an e-mail to whyrsvp@gmail.com to guarantee entry.

U.S. "Hollows":

A1 The Hollows
A2 By Torpedo or Crohn's (Dntel remix)
B1 Xiu Xiu: "Yoyo Bye Bye"
B2 Half-Handed Cloud: "Pre-teen Apocalyptic Film Acting (Medley)"

European "Hollows":

A1 The Hollows
A2 Good Friday (Boards of Canada remix)
B1 Dump: "Yoyo Bye Bye"
B2 Islands: "Broken Crow"

* sì, pressochè solo questa.



diandra-flu 14:23 | link | commenti (2) |

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domenica, settembre 09, 2007

E ALL'IMPROVVISO CON ODD NOSDAM HO RIVISTO LA LUCE (o in alternativa, finalmente lui l'ha vista) , + solite amenità varie.



chi un po' mi conosce sa che una dei mali da potermi imputare molto facilmente lo si puo' trovare sotto la voce "acquisto impulsivo di cd anche quando non è strettamente necessario e si è quasi senza un soldo", ma tuttosommato è uno dei tanti mali facilmente etichettabili come minori. così ho scoperto anche la gioia di far ordini direttamente dal sito della anticon, scoprendo l'assenza quasi totale di spese di spedizione, il che mi ha fruttato l'arrivo di un pacchettino assai appetibile. guidata da un feticismo sottile ho ceduto alla tentazione: ho ordinato l'ultimo disco di Odd Nosdam, Level Live Wires. fin qua nulla di strano, non fosse solo che l'ho fatto per un motivo che inizialmente con il suo disco nulla centrava, interessata unicamente a fare mia una delle cento copie della versione strumentale dell'esordio cLOUDDEAD, cosa da lasciarmi con la bava alla bocca et espressione ebete per la mezz'ora successiva alla chiusura dell'operazione. il caro Nosdam, e qualcuno lo sa già, poco mi aveva dato di che esaltarmi una volta lasciatosi alle spalle il "mostro" cLOUDDEAD, dandomi sempre l'impressione di essersi un po' perso per strada, senza riuscir a mettere a fuoco un talento che comunque si dava già abbastanza per scontato. una formula - quella, generalizzando, dell'hiphop strumentale -  che ho trovato azzeccata (parlando di lui, eh)  ad episodi molto ristretti, ma che a livello "disco intero che ti ascolti dall'inizio alla fine" (Burner, No More Wig For Ohio) ha sempre mancato di direzione. dischi da zapping televisvo, nulla su cui soffermarsi veramente, ma tante cose una di seguito all'altra, veloci, su cui a volte tornare indietro perchè colpiti di un particolare, su cui a volte non degnare nemmeno uno sguardo disattento.

ed è in queste condizioni che da san francisco mi arriva Level Live Wires. e come da titolo, vedo la luce. apro le finestre dei miei contatti messenger con un'unica frase per ognuno "merda, odd ce l'ha fatta, ce l'ha fatta tutta, il botto, il botto!." corre piano questo disco. è ambient ma compatto, solido, a sensocompiuto; è hiphop ma etereo, sfuggente, sfumato. non capisco. non so dirvelo in ogni caso. ma anche in QUESTO 2007 la anticon ha un motivo per salvarsi dalle frequenti malignerie da etichetta senza più motivo d'eccessiva lode, da riciclaggio di idee che ormai si accartocciano su se stesse. (che poi a me We Know About The Need dell'hoodiano Chris Adam m'è piaciuto che non lo sapete).

poi, giusto per portare a termine un discorso in sospeso:



questo invece, è un pacco che è arrivato dall'oregon.
e non potro' mai smettere di ringraziare chi si merita i miei ringraziamenti, mentre ormai posso benissimo smettere di fare tante altre cose che non meritano d'esser fatte, riservate, conservate.

non ho continuato con le amenità varie, il tempo ci aiuterà.

diandra-flu 17:55 | link | commenti |

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sabato, giugno 02, 2007

una cosa che non posso sopportare è che il mio disco degli hymie's basement sia questo:




è comunque piuttosto sicuro che anche quando mai stringero' tra le mie mani la mia copia bella impacchettata col cellofan non regalero' come solitamente faccio la mia copia masterizzata a qualche cara amica. mi piace farlo, sono molto personali anche i miei dischi masterizzati, mi piace scriverci, devono essere sempre un pezzetto di me. devono ricordare, perchè qualcosa in ogni posto possa rimanere. ma tutto mio questa volta, non voglio che nessuno possa immaginare cose sbagliate, ascoltare qualcosa con la mia scrittura sopra, non in casi come questo; come quella volta di spiderland, che messo nelle mani, poi lo tolsi anche. l'originale spiderland è a padova, il masterizzato spiderland è a jesolo: un cd verde fosforescente, con delle scritte in penna rossa, osceno. ho un rapporto molto fisico con i miei dischi. non posso certo vantare chissà che immensi scaffaloni pieni di copie originali, ma mi ci sono sempre impegnata. basti pensare alle cene fuori con gli amici passate a far finta di non aver fame, di avere lo stomaco un po' sottosopra. monetine infime nascoste in sperduti angoli di cassetti. pause cena al lavoro a base di una pallina di gelato, e così via. quando poi i ritmi e le abitudini ti vengono incontro, sembra la routine. preservarsi piccoli momenti d'allegria nel scartare, aprire, leggere, sfogliare, annusare. appena uscita da un negozio, camminando verso casa, salendo su un autobus, seduta da sola in piazza.


rientrando in appartamento a padova, qualche giorno fa, incastrato nell'erba ho trovato un bigliettino rosa, e l'ho preso in mano, l'ho portato in casa con me. era un bigliettino che mi ha fatto ridere, e ha fatto ridere anche la mia amica valeria. per tutto il giorno incastravamo frasi del bigliettino nei nostri dialoghi, concedendoci certi modi di fare che non ritroveremo più in nessun'altra convivenza. il giorno dopo ho fatto un giro in centro da sola, senza aver realmente nulla da fare, cercando di focalizzare e ben fissare in mente alcuni posti. è così che sono finita come già ben sapevo inconsciamente al ventitrè , abituale meta di pomeriggi noia o anche no, è uguale. che ti dici sempre, guardo e basta, accompagno solo il mio amico, ma invece no. succede che poi, scrutando minuziosamente ogni parete, ogni tavolinetto, rivedo il mio bigliettino rosa, mi balena in mente, e vengo presa da quella sensazione di dover fare qualcosa di non ancora ben specifico, ma che sai di dover fare. sposto lo sguardo verso il basso, e capisco: outside closer. gli hood, c'è un sentimento in loro che non comprendo. quando comprai cold house lo scartai praticamente in negozio, oggi decido che voglio risistere un pochino di più, giusto il tempo di torvare una panchina libera ai giardini dell'arena. non avevo mai pensato alla musica degli hood come a qualcosa da poter ascoltare anche in mezzo a tanto verde. voglio concedermi una passeggiata prolungata, ma non lo faccio. decido di tornare ad aspettare un autobus. allora lì scarto veramente, ascoltandolo carpendo un suono totalmente diverso da come mi accadeva prima, guardo le finestre. sono canzoni che difficilmente si incastrano negli spigoli di quello che scorre fuori, piuttosto rimangono un po' indietro, incapaci di eguagliare la velocità del mezzo. a volte le vedi venirti incontro, e non capisci come abbiano fatto ad andare così avanti all'improvviso, senza che te ne potessi accorgere. ripenso ai rami degli alberi: sarei dovuta fermarmi veramente, provare a pensarla in un colore diverso. so che se decidessi di andare avanti perdendo contro la mia impazienza potrei sostare nella mia idea di perfezione l. fading hills, trovare un giaciglio sicuro al mio cuore, mimare a caso pochi accordi di piano, sentire delle voci tanto lontane quanto incomprensibili. sto per farlo, quando rimango impigliata in un arpeggio di chitarra cristallino. any hopeful thoughts arrive. è così, rimango con la mente vuota a domandar niente, anche se avrei tante risposte in cerca di pretesti per esser date. a volte mi sento come se gli hood dovessero esistere solo nella mia testa.

e ora guardate (ma guardatelo) il video di the lost you, e capite alcune cose del mio post.

diandra-flu 19:29 | link | commenti (8) |

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domenica, maggio 27, 2007

stasera non c'è nebbia.

low + death vessel @ new age, roncade.

il cielo invece si oscura velocemente e lampi come segnaletica luminosa da locali illuminano lo spazio verso le montagne.

per i low stasera non c'è nebbia, e ad aprire per loro c'è tale death vessel. ora, mi si dia un lanciafiamme: che questo figlio dei fiori con i capelli da indiano possa sparire all'istante. e non me ne vogliate se a voi piace, ma io di CERTI (e solo certi, non drasticizzo) smaronamenti di coglioni da chitarrine plen plen tere tere teretere ne ho veramente piene le scatole, e di frikkettoni dalla voce inconcepibile pure. death vessel ha una bella voce. da donna. che poi non è pure nemmeno vero, volevo solo fare la frasettina così, sconcertata dall'immaginamento dell'uomo con delle mutande di almeno cinque taglie più piccole. un po' lo ascolto, un po' vado a fumare, un po' mi tolgo le scarpe tentando di alleviare un prudere che ha del disperato. ho voglia di essere cattiva, lo dico ad un amico, oh, io non posso più tollerarlo, e alla fine tento di applaudire più forte di lui.

ma facciamo che passiamo ai low. ecco, qui non è che voglio esagerare, se parlo di un concerto pressochè perfetto. la conferma sincera del valore di un gruppo veramente bravo. e bravo, sì, che cazzo di parola vuoi poter usare. io, secondo i miei canoni di affiancamento di parole, suoni, concetti che solitamente non viene colto, non l'avrei mai e poi mai messa alla fine di una frase del genere, ma è l'unica cosa che puoi veramente dire. e quindi. spariscono le ovattature elettroniche offuscanti drums and guns, andando a creare un senso di unione tra presente e passato del gruppo, "un suono che è quello dei low". per tutto il concerto la sensazione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa di insindacabile, la soggezione fatta a musica, senza possibilità di parola. viene da chiedersi se siano veri, se stiano realmente suonando proprio in QUEL momento. la loro musica suona come una preghiera cattiva, o perlomeno molto triste e scura, torbida. una prima confessione finita in pianto per la vergogna, dei sentimenti molto pesanti. con una voce da non seguire che continua a chiamarti, più ti chiama più sai che peccherai. pezzi di intonaco che si sfaldano, delle mura coperte da infinite vetrate dai colori accesi ma inanimati. non sto rimbecillendomi del tutto, eh, è per questo che lo scrivo (e NON sto sottointendendo il contrario). tonf    tonf    tonf   . a tonfi. la musica dei low parte dal basso, da molto in basso, bassissimo, un'ascesa dagli inferi al trionfo del paradiso, risonante, imperiosa, vincitrice, finalmente luminosa. silver rider e pissing, dal penultimo the great destroyer, sono una testimonianza vivida di questa salita, incontenibile sensazione di "grandezza". e quando tutto sta per essere espiato, la casella della cattiva sorte, quella del "torna alla partenza". sarah, sarah you lazy. è tutto da rifare, non c'è nulla da rifare. rimangono i segni dell'età, un seno cadente, una maglia che non nasconde le curve, luci rosse. ed io fatale in un vestito nero.

[abahauhaubahua scusatemi eh, solo che avevo voglia venisse proprio così.]


diandra-flu 18:40 | link | commenti (7) |

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lunedì, maggio 21, 2007

Forget the past, repeat the past.
piano magic + giardini di miro' @ estragon, bologna.

[x] suonano prima i piano magic eh
[d.] EH??
[x] suonano prima i piano magic, EH.
[d.] ma porc.


novvoglia: oggi scrivo a punti, il caldo non fa per me.

+ che qualcuno mi spieghi perchè i piano magic hanno APERTO ai giardini di miro'.

+ che qualcuno mi spieghi perchè non c'era un cane per i primi e per i secondi l'estragon PIENO. [che comunque fa piacere, dai.]

+ glenn jhonson è un adorabile quasi ciccione stempiato. voglio sposarlo. sul serio, lo sposerei, e vorrei mi scrivesse una filastrocca diversa ogni giorno.

+ sia chiaro: io i piano magic non li avevo mai visti dal vivo, li avessi persi anche questa volta mi sarei schiaffeggiata da sola per tutta la serata, insomma, non era da fare, perderli.

+ i piano magic mi piacciono, mi piacciono tantissimo. hanno quella capacità di rapirmi e fare di me quello che vogliono, ne esco stremata a volte. li vedo dal vivo e non capisco se mi stiano piacendo o meno. insomma, mi piacciono perchè fanno pezzi che mi piacciono, non so se mi spiego e sono emozionata a prescindere. aspettando anche solo saint marie, che arriva quasi subito, ma non è più lei, è diversa, la mancanza della batteria elettronica pesa. pero' è sempre lei, accendiamo una candela.

+ glenn quasi ciccione stempiato canta already ghost. questo fa parte di quel genere di pezzi loro che più amo: quelli che uso chiamare pezzi con percussioni a tonfi, e solitamente fanno male. in travel there are traps when i'm writing in the back.

+ i piano magic fanno tre numero tre pezzi dal disco nuovo: la strumentale great escapes, saints preserve us, the last engineer. sono felice dedichino solo poco spazio a part monster, disco che purtroppo non si smuove dalle opinioni scritte da me qualche post sotto. c'è tanto passato da continuare ad amare, per fortuna. pero' sembra che sul palco questi pezzi si vestano di qualche scossa in più, c'è della tensione elettrica che mi intriga.

+ i piano magic riempiono lo spazio, tendono a saturarlo, ma rimane sempre uno spiraglietto per l'aria. perchè poi comunque è vero, c'è così tanta verità quando glenn canta music won't save you from anything but silence. not from heartbreak, not from violence.

+ i piano magic poi lo dilatano, lo spazio.

+ glenn è una persona divertente, credo. poi tende a sorridere, io ce lo vedo che tende a sorridere comunque. nonstante tutto, e nonostante  le parole. credo scriverebbe delle filastrocche bellissime.

+ password.  ciao, ciao, ciaociao, password.

+ i giardini di miro' sono tutti in camicia, quasi. burro no.

+ i giardini di miro' richiamano un sacco di figa.

+ i giardini di miro' mi piacciono, ma stasera non avevo voglia di vederli. sarà che mi ha dato in qualche modo fastidio che suonassero loro per secondi, sarà che i piano magic avevano suonato proprio pochino. sarà che ero stanca morta, ma proprio allo stremo, tanto che:

+ tanto che non riuscivo a capire quando un pezzo iniziava e finiva, tanto che a volte nel bel mezzo dei loro marasmi strumentali i suoni li sentivo col delay, tanto che avevo una sottospecie di pacman che faceva su e giù per la testa rigorosamente vuota.

+ la cosa strana è che forse è uno dei concerti dei giardini migliori tra quelli visti, nonostante non vedessi l'ora finissero di suonare. volevo solo il palco si svuotasse, ciao, buonanotte, grazie, e invece andava ancora avanti, ma a suo modo era bello.

+ i giardini di miro' fanno salire sul palco mr. yuppie flu matteo agostinelli, e tutti già sappiamo a cosa stiamo per assistere. peccato che io pet life saver (ebbene) non l'abbia mai amata particolarmente, anzi, bhà, sarà che la sua voce non è proprio quella che diresti una voce piacevole e dal vivo (almeno per quello che ho visto anche dai live degli yuppie flu) sembra metterci proprio tutto l'impegno per fartela odiare. a suo modo è stato carino.

+ ormai stremata, quando tutto sta per finire, mi giro all'indietro. ed è in quel momento che ho visto JEFF TWEEDY. jeff tweedy era li in mezzo al pubblico e mi sorrideva. stanchezza imperiale, tra poco finisce tutto e smetto di avere visioni di qualche secondo. 

+ a new start.


un'ultima cosa, non a punti.
gli autobus a bologna hanno i biscotti con le stelle. non vedo l'ora.

diandra-flu 21:09 | link | commenti (13) |

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giovedì, maggio 17, 2007

era il concerto dei kill the vultures e degli uochi toki.




[d.] ciao, scusami il disturbo, volevo solo farti i complimenti per la caprastambecco.
[napo] mmh? ah sìsì
[d.] è eccezionale
[napo] ma è solo uno schizzo d'inchiostro sulla carta, non è nulla
[napo] perchè ti piace?
[d.] perchè la caprastambecco mangia i cani, li fa a pezzi!
[napo] ma non ti piacciono i cani?
[d.] non per forza se mi piace che la caprastambecco mangia i cani non devono piacermi anche loro
[napo] ah ma quindi ti piacciono i cani
[d.] sìsì
[napo] e come ti piacciono i cani?
[d. mimando il gesto di cospargimento] un po' di sale.. (Se ne va)
[napo] (risata perplessa.)

purtroppo alcune battute centrali le ho rimosse dalla memoria a lungo termine, ma perlomeno messa così sembro in linea di massima sana di mente.

[disegno by napo]

diandra-flu 12:18 | link | commenti (4) |

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martedì, maggio 15, 2007

è iniziata con una violetta da uno dei più speciali per sempre e con un soprannome buffo, continuata con un'ostrica arrivata all'improvviso da un fuori di testa servita direttamente in mano con limone a fontanella, dvdanime, righe bianche rosse bottoni, "non c'era scimmia allora ho preso cane", e poi finita a badly drawn boy con i nasi infilati in mojito fatti con tanto amore solo per me.

alcune cose, queste, contano, altre no.

I've been dreaming
of the things I learnt
about a boy who's leaving
nothing else to chance again
you've got to let me in
or let me out.

diandra-flu 14:57 | link | commenti (6) |

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mercoledì, maggio 09, 2007

CHE POI ERA IL MARE, E NON SERVIVA IMMAGINARLO.

è una location inusuale [con effettiva conferma dei diretti interessati*] quella che ieri sera ha fatto da cornice alla puntata jesolana di Riccardo Sinigallia. il Terrazzamare, lo sa chiunque conosca un po' jesolo, è uno dei dei "locali di punta" del posto, che come sfondo panoramico puo' vantare un bellissimo squarcio di mare, il faro, il fiume che arriva alla fine della sua corsa. per il discorso "inusuale", faccio parlare le foto [link al locale qui sopra], che ora non è il caso.
l'accoglienza cavazzucherinese è confortante, il locale è pieno - certo, noi facciamo i fighi coi posti riservati - e l'atmosfera si rivelerà magica, sospesa. e Riccardo entra, e Riccardo entra ed è silenzio. si siede al piano, ed un'abbagliante Finora rompe il novello silenzio, l'aria anche se non la vedi ora s'è fatta cristallina, le persone attorno sussurrano parole. lui tiene gli occhi chiusi, canta anche con il viso: una mimica incredibile, l'arricciarsi del naso, l'inarcamento delle sopracciglia.. dalle cose belle nessuno puo' sfuggire, noi potremmo andarcene che lui non se ne accorgerebbe [cit.], qualcuno o qualcosa lo ha rapito, e noi con lui. e poi la band al completo, e poi si continua. una genuinità pop commovente, un suono che dal vivo si fa ancora più avvolgente ma senza strozzare, denso nel suo portare sentimenti. Amici Nel Tempo è qualcosa di sconvolgentemente bello, con un lungo finale che cresce, cresce ,cresce e Riccardo che quasi sta urlando, prima completamente chino sui tasti, poi con la testa gettata verso l'alto, poi. il cantautore romano sorride, e ride, e la complicità che si crea sul palco tra tutti i musicisti è una gioia da vedere: per un momento sguardi che si incrociano per rompersi in risate silenziose, sotto gli occhi di chi magari ha perso un passaggio e non puo' comprendere. Sinigallia si sposta dai tasti del piano alle corde dell'acustica, ora è al centro del palco e noi tutti gli stiamo volendo un bene, un gran bene. dopo poco arrivano due momenti indimenticabili: un'acustica Bellamore, brividi brividi ed occhi lucidi per una delle più belle canzoni d'amore italiane degli ultimi anni, e la "tiromanciniana" Descrizione Di Un Attimo, che con l'arrangiamento dal vivo prende il sapore di un ballo vagamente esotico, da fare a piccoli passi portandosi magari a tratti la mano sulla pancia. "su questa dovete dare una mano a cantare pero' eh!" ed ognuno l'ha fatto, sì, portandosi dentro i mille ricordi di una canzone del genere. da qui in poi è l'inizio della metà "più rock" del concerto, le code strumentali hanno un'espressione più diretta, un impatto più sordo. un lungo episodio improvvisato si porge a chiusura del concerto, ed uno ad uno i musicisti lasciano il piccolo palco. e tutto finisce ad asciugamanate in faccia al batterista. 
la cosa più bella forse è pero' trovarsi davanti ad un artista dall'umanità generosa, un uomo che durante il concerto scopriremo essere febbricitante ed influenzato, sentirlo ringraziarci un sacco di volte, scusarsi perchè non sta benissimo e non puo' andar oltre al bis. applaudiamo, ed è come un unica abbraccio per lui. verso la fine di tutto Riccardo sorride e ci dice: "prima, guardando fuori ho visto un cigno passare, ed ho pensato, deve essere un segno mandato dal cielo. ed è stato veramente così, perchè la serata, l'atmosfera di stasera, è stata veramente magica, speciale". io e Valeria ci guardiamo e per un attimo ridiamo per una cosa segreta; mi rivolto, guardo verso lo specchio d'acqua quasi immobile.


*
d. : ma poi, questo posto allora? come vi è sembrato?
Filippo Gatti anche detto Orsetto Paciocchino, bassista: FIGHETTO!?


diandra-flu 20:59 | link | commenti (5) |

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sabato, maggio 05, 2007

DELL'ESSERE UN PO' SFASATA COI TEMPI.
e del sabato pomeriggio che mhùhù.

lo so, mica si fa così. faccio il blog, scrivo sul blog, non ci scrivo più. sono incostante, non sono fatta per queste cose, pero' ci provo spesso e volentieri. sarà che è sabato pomeriggio ed io sono chiusa in appartamento a preparare un esame di archeologia romana ed uno di informatica, il cui secondo in realtà non preparero' affatto, ma tant'è, fuori piove e dei buoni pretesti sono sempre ben accetti. nella storia dell'arte che studio ricorrono quasi ciclicamente certe tematiche, e certe "direttive concettuali". il motivo per cui sono di nuovo qui ora è una frase tipo come questa: "essi danno l'impressione di essere stati ideati come motivi che fungono da cornice, piuttosto che come parti di un fregio narrativo", che è la storia dell'orso per dire, interessa il decoro, chissene di quello che si vuole (o non si vuole, sarebbe più appropriato) comunicare. ed è così che magicamente ho pensato al mio blog, il collegamento è venuto piuttosto istintivo.

ho alcuni problemi. e vado a frasi ultimamente, e nella mia economia di gestione della testa, questo mi procura momenti quadrati intervallati da strisce nere, seguite da altri momenti quadrati (o rettangolari, insomma, non formalizziamoci).

"ma quanto bene sto io così, ascoltando discovery camminando da sola in infradito e pantaloncini per jesolo, salutando persone nei negozi e nei bar", potrebbe essere un esempio soddisfacente.
per cui, sempre nella mia economia di gestione della testa, se devo andare a recuperare un ricordo piacevole dal cassetto dei ricordi e dei momenti piacevoli, vado istintivamente a recuperare frasi, alle cui frasi associo un'immagine, un momento, una persona.

colgo l'occasione per dire che discovery è un disco d'amore, di tantissimo amore, un amore brillante, un disco d'amore.


cambio e riparto.

se volete ascoltare un disco abbastanza noioso, ascoltate Det Er Mig Der Holder Træerne Sammen dei danesi Under Byen, come sto facendo io adesso. soliti amalgami postrock + elettronica, conditi con un po' d'atmosfera gelidetta com'è d'obbligo per un gruppo nordico e la solita cantante femmina che tenta di emulare Björk facendo finta di non farlo.

se volete ascoltare un disco che vi lasci delusi, ascoltate il prossimo all'uscita nuovo disco dei Piano Magic, Part Monster. la d. che solitamente scrive su questo blog mi sta prendendo a cinghiate sulla spina dorsale mentre mi accingo ad affermare che la nuova fatica (che usualità lessicale di merda abbiamo) di Glenn Jhonson & co. è un dischetto sulla merdina andante. ora mi viene da calcare la mano per motivi di folklore interno del mio organismo, ma non credo di dire una eresia dicendo che lo trovo in assoluto il disco peggiore del gruppo inglese, una caduta di stile dolorosa, ma per me, chissene per loro. forse non dovevano fare un disco talmente bello prima, non lo so, ma le sensazioni che quest'ultimo mi trasmette sono.. come si dice, dai, sì.. mmh, nulla? nulla. il primo pezzo, The Last Engineer è praticamente la The Night Of The Hunter del predecessore, solamente più bruttina. poi è tutto uno scorrere di banalità  pruriginose, England's Always Better probabilmente non la volevano scrivere nemmeno loro e qualcuno li ha obbligati, dev'essere così. almeno i primi due minuti, perchè quei due minuti iniziali son proprio osceni. per non parlare di quello che credo sia il primo singolo, The King Cannot Be Found, la parola che mi viene a mente per prima è: INSIPIDEZZA. tenendoci a ribadire che sono più cattiva di quel che dovrei (e mi dispiace anche, ma ora va bene così; che poi è probabile che tra un meso vengo a scrivere che è stupendo, eh) voglio dire che comunque non mancano le cosine belle anche qui, Soldier Song, snobbata fino almeno al terzo ascolto, ora la trovo la canzone più bella, andando a riprendere certi toni decadenti e un po' barocchi del passato più remoto del gruppo e che, manco a dire, amo. anche Incurable è un pezzo bello, molto bello direi, ma già ho potuto apprezzarlo in un ep precedente, ed allora vaffanculo, non mi da nessun valore aggiunto. e Saints Preserve Us è il mio pezzo ingannatore, perchè al primo ascolto è stato quello che mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo per le sorti del disco. ora, tutto si spegne in un triste bhù. in generale.
molto meglio sul fronte Glenn Johnson il suo siparietto synth-pop a nome Future Conditional, con quel pezzo ripescaggio neworderianobluemonday che mi fa andare letteralmente in brodo di giuggiole.

sono triste perchè non mi piace tanto il nuovo disco dei Piano Magic, mi rende realmente triste.

se volete ascoltare un disco bello invece, ascoltate Our Noise di Herrmann & Kleine. fatelo per gli arcobaleni, e i viaggi immaginati. e per le pozzanghere di pioggia quando la pioggia ormai non c'è più.

[nel frattempo prima è finito il disco quello noioso, e c'è stato del brivido, quasi potevano salvarsi in corner gli Under Byen, ma avrebbero dovuto pensare a non mettere l'unico pezzo bello solo alla fine di 8 noiosi pezzi, e farlo durare 12 minuti. antipatia portami via, bocciati.]


c'è un prblema che mi turba, la gente parla su messenger con me convinta di parlare con qualcun altro.

ciao,
economia & gestione.

baaaaaaaaaaaaack heeeeeeeeeeere!

diandra-flu 19:12 | link | commenti (12) |

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giovedì, febbraio 15, 2007

ALCUNE..

..cose.


OH, e ad un tratto apparvero: erano in tredici e diversamente da quel che avresti detto non emettevano alcuna aurea. nessuna forza negativa/positiva. in solenne contemplazione del tuo giaciglio, ed è come se una lunga pace fosse lì, in attesa di essere raggiunta.

ti chiedono - e la voce è una sola, anche se i labiali sono tredici - ti chiedono come stai.
ho le emorroidi.
mi porgono una prugna.
scuoto il capo.
mi porgono una pera.
OH, e sembrerebbe  tutto così solenne, un segno sacro; tutto cio' in realtà è solo una metafora per una cosa molto più terra-terra. vado in bagno. la parete sinistra della stanzina da sul nulla, un nulla che dura solo circa un mezzo metro, ma che nel frattempo è nulla. poi c'è il muro di un altro condominio. quando piove, e si è seduti sulla tazza del gabinetto, l'acqua che cade la senti come a due centimetri di distanza. allora penso ad una storia. negli ultimi giorni mi sono accorta di come mi sono mancati gli A Silver Mt. Zion; è un po' la mia natura infine: fanno piangere. così per qualche giorno ho girato per casa in pantaloncini corti osservata da tredici angeli che mi porgono delle pere. tutto è calmo e non succede nulla. si sentono delle urla, perchè una famiglia del condominio affianco, quello del bagno, litiga sempre. tutto è piatto come il mare. dopo tre giorni gli angeli sono spariti. mi alzo con la brutta sensazione del fine settimana precedente: un sentimento comune, quello della tragedia che non tocca, che viaggia parallela ma non tange. tornando in treno, da padova. in stazione c'era stata agitazione: treni in ritardo, cambi di binario. e delle ragazze mi dicono che un ragazzo è finito sotto ad un treno, così un po' sto male. e così altri pochi, come me, in un treno direzione venezia santa lucia dal ritardo non annunciato. ci si sente sempre un po' in  diritto di ricevere più affetto, nelle tragedie indirette. lo stesso pomeriggio avevo acquistato due dischi: Spirit Of Eden dei Talk Talk e il live Kicking Television dei Wilco; decidendo cosa fosse più adatto, ho optato per l'arcobaleno.


CONCEPTUAL!

- VIENI!
- ma.. che?
- NON PENSARE, CORRI.

la porta, le scale!
- TATTA TANNANANANNA TATTANANAANNA TANATURURURUR
- sì, per
- AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH, TANANANANANANA
gli angoli del corridoio che scende, i finestroni, un sacco di sole, essì!
- TARATATATATARARATATARRTATATA
- ma se tu
- IN MACCHINA!
la chiave che gira, il motore che tossisce, la prima inserita.
- YU SCIULD PEEII REEEENT IN MAAI MAAAAIIIIND!
- certo che..

[ this is a band from Washington, D.C. They played their first show in the fall of 1987 and since then they have released seven albums and toured the world extensively covering all fifty United States, Europe, Australia, South America, Japan and many points in between. ]

pulsante, freno, acceleratore.
- AHHHHHHHHHH!! AAAAAHHHHHH!
- ok.

[ The band name alludes to a Vietnam-era Gl slang backronym for a particularly bad combat situation, which stands for "Fucked Up, Got Ambushed, Zipped In". In Our Band Could Be Your Life the group reported that they chose the name because of its ambiguous and vaguely exotic qualities. ]

- AIIIV GAT A CUESTIOOOOOOON
- anche io, ebbene?
decelarazione, freno, cambio, stop.

- i fugazi sono i re della giungla.


quando l'inverno è l'unico ad arrivare in ritardo. che poi arriva, ma in ritardo.

è due giorni che c'è tanto sole, in barba alle ultime settimane di nebbia - quella che se non vivete nella gioiosa pianura padana non potete comprendere - e di pioggia e di tutte quelle cose che ti fanno capire che un po' di stagione c'è. dopo tutte le cose che sono state fatte, di motivo di renderne testimonianza, nemmeno uno. potesse essere sempre musica, lascerei che lo fosse, poi pero' vengo preda delle sbrodolerie e non ho più voglia di riabituarmici. i PIANO MAGIC sono un gruppo stupendo. dovrei ringraziare Glenn Jhonson fino alla morte per rendere anche solo un pezzetto di tutto quello che certe canzoni hanno saputo darmi. è molto che non ascolto gli ultimi lavori [ Incurable ep incluso ], ovvero Disaffected e The Troubled Sleep Of Piano Magic [a questo link un contributo conigliesco]. mi sono concentrata sul passato [ più o meno remoto] per riscoprire un'anima del gruppo un po' meno "canzone" e molto più evanescenze il libera uscita, suite per uccellini, oppure frenesie da caffè metallici.  è una discografia piuttosto sterminata la loro, tra eps, singoli, colonne sonore, remixes e quant'altro.  e personalmente ho sempre apprezzato molto quel gusto malinconico, oltre che proprio della musica, anche nella scelta dei nomi, dei titoli, delle parole musicate.  mi viene in mente al primo momento "there's no need for us to be alone", alla stregua di una dichiarazione, che poi racconta la vicenda di una ragazza lasciata, e in rotta sulla via per la pazzia. la canzone poi è letteralmente straniante per la spensieratezza con il quale tutto è raccontato.  è come se fosse una piccola filastrocca per bambini, e Glenn ci parla di lei come se si trattasse solo di un annedoto carino di gioventù, con un andamento un po' altalenante e leggero, anche quando "she soffucates, she soffucates".. una spinta verso l'alto, quasi ad elevarne il valore arriva al pronunciare di quella frase - dichiarazione: there's no need for us to be alone, there's no need for us to be alone anymore. poi lei ritorna a volere senza aver bisogno. e quell'arpeggino leggero di chitarra scaccia ancora il presagire di una tragedia. riguardo ai nomi e alle parole, amata - da me - è la scelta ricorrente del tema del mare. un mare blu, come la loro musica, intensa ma sempre un po' sfuggente, piatto, immobile, o scenario di catastrofi. ed è così che abbiamo le due facce della stessa medaglia: a trick of the sea e a return to the sea, che giocando sullo stesso tema, partono da uno stesso punto per arrivare a sensazioni differenti. la prima è sospesa e sospende, senza la necessità di smuovere nulla. tutto è piatto come il mare, avrei scritto. è quello infinito, quello che si confonde con l'orizzonte. piccoli guizzi dopo lunghi momenti di calma. piccoli ghirigori che vanno a perdersi nella profondità. you, waking up from a dream of the sea, safe in the harbour from sailors like me. la seconda è agitata da archi che creano un dolore ondeggiante, quello dell'avvicinarsi della tempesta. a tonfi di percussioni, gocce come massi che si infrangono su uno specchio che non conosce calma. we sail on the bad tide, we sail on the bad sea, from your heart to my heart with sails cut from mercy / from your heart to my heart, from summer to spring, we row through the dead sea to the deader within. cercando di raggiungere la stabilità che permetterebbe di avvicinarsi. senza riuscirci. perdendosi nel mare senza echi a ritornare. questa è solo una millesima parte dei Piano Magic che amo, che li amo tutti, ed è una millesima parte di una bellezza intera senza sfregi. che non continuo a raccontare. che ho ricominciato, ma non mi va di riprenderci troppo il gusto.


diandra-flu 00:15 | link | commenti (18) |

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domenica, ottobre 15, 2006

Oh, distance has no way of making love understandable.

*tonodellaminchia/dimesso/cazzuto/tristefintovero voluto al 95%.

volevo dormire, poi ho deciso che avrei scritto un post.
non passo più spesso di qui. la verità è molto semplice e, volendo, anche traumatica per il mio spirito da nerdinside: non mi frega relativamente un cazzo. avevo cominciato a scrivere un post molto lungo sui miei ascolti estivi e qualcuno ha detto che avrei dovuto terminarlo e pubblicarlo, forse era carino. è che facendo due calcoli, mi accorgo che meno faccio, smuovo, meglio è. ho un ego molto accentuato, anche se tendenzialmente sono la calimera di turno: se mi impegno per nulla, finisce che ci sto male, e così non faccio altro che far scattare l'interruttore di un svangaminchia di circolo vizioso e non la si finisce più. per cui, ora non ci sono molto, e sto bene dove sto. ora sono a padova, ebbene studio all'università. una laurea triennale di cui è bene ricordare solo due termini: progettazione e gestione. che poi seguono turismo e culturale, e la scena cade tutta, ma l'impressione di fare qualcosa tutti la vogliono avere. e vivo lontana dal mare, riuscendo a calibrare quasi tutto per il meglio: mi procaccio cibo, mi nutro, faccio il letto da appena alzata, lavo i piatti con il grembiulino e giro in defonseca per casa. senza dimenticare i chiodi: il primo buco al muro, è vero, è un'emozione che si ricorda, soprattutto se sono gli hood a rivestire per primi le mie nuove pareti. esco, vedo le nuove persone con cui passero' il mio tempo d'ora in avanti, mi ambiento nei locali nuovi. tutto cio' è quasi ridicolo, ma entusiasmante. mercoledì sono stata al Banale, uno dei circoli arci più orridi che abbia mai avuto l'onore di esperienziare (una prima volta data in mano agli amari, quando ancora padova era solo una sconosciuta di turno); offlaga disco pax dal vivo. ora, i motivi per cui esiste un gruppo del genere non possono essere molti: uno di questi è che l'esperienza offlaga nasce, vive, si consuma, e finalmente muore durante il suo ciclo da performance live. dico, senno' potrebbero essere benissimo un gruppo di merda. invece, sebbene quello che senti face to face è identico ad un'esperienza da endovena sul divano di casa, non si puo', e ripeto, non si puo' uscire indenni da quella smorfia vivente che è Max Collini: esistono dei veri sentimenti dietro a cotanto fervore recitato. allora ha funzionato che: 1) mi sono concentrata prima sulla maglietta di bright eyes del chitarrista; 2) ho valutato se le potenzialità non tecniche (mi si comprenda, suvvia) del bassista fossero di mio gradimento e 3) fermo immagine con occhio rapito al centro del palco. neppure volendo commuoversi di forza innanzi alla storia d'amore pantofolato, ce la si farebbe, anche perchè di fronte ci sta già chi lo fa per tutto il pubblico, manco una cassa di susine 5 minuti prima di salire sul palco. semplicemente sublime, e sono ironica solo al 50%. nulla poi in confronto al guardarsi attorno ed essere circondati da una folla nella quale TUTTI masticano di gran lena una gomma. o al fare colazione con dei waffer agli arachidi, da giocarsela con le prugne.
padova è molto bella, magari un giorno ve ne parlo.

ora sono a jesolo, che posso ancora tornarci ogni fine settimana. una frase del genere implica in sè un'altra affermazione: da novembre saro' ben felice di seguire lezioni anche al sabato, con ridotta voglia e possibilità di comparsare a salutare un mare nemmeno più illuminato da un'amica bluneon. che poi, sabato sera a jesolo, e son triste più di prima. c'è un piglio che manca alle mie amiche, forse già me la tiro, chissà. ma io mi diverto poco, sarà che sono una persona noiosa, sarà che penso troppo ai collage da fare, sarà che cerco invano di incrociare commessi per strada, o che prender treni scarica energia e a volte, farebbe bene aspettarne alcuni che arrivano. ho ascoltato per buona parte del preserata / postserata yankee hotel foxtrot : lo masterizzo, che la mia coinquilina vuole sentirlo. è brava, molto brava.

diandra-flu 04:22 | link | commenti (4) |

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domenica, settembre 17, 2006

d.&d. production presents: you're fucking CUL missis d.! ovvero, come ridimensionarsi la reputazione in due righe, ed entrare nell'olimpo del voyeurismo bloggistico.
(senza che nessuno se ne accorga)



utente censurato* scrive:

comunque davvero
*utente censurato* scrive:
fai un post raccontando quell'avventura
*utente censurato* scrive:
sarebbe originale
*utente censurato* scrive:
fuori linea editoriale
*utente censurato* scrive:
perderesti un 2% di lettori pudici, guadagneresti un 50% di nuovi lettori pessimi che arrivano col passaparola

d. scrive:
mi piaccino queste nuove statistiche
d. scrive:
chi li vuole i lettori pudici.


september brings the autumn down, direbbero gli hood.
sembra che il tempismo in certi casi diventi il tuo migliore amico, ed allora ti ritrovi a metà settembre in un tempo che di metà settembre ha tutto, tutto il peggio. un peggio che ti piace, a volerla dire tutta, come fumare in piena notte con un mare così insolente, che si permette di coprire certe canzoni che vengono dallo stereo, e non dovrebbe. come se volesse ottenere di diritto il primato su tutto, che tutto fosse mare. e c'era mare ovunque. è ora il momento di tirare le somme di un'estate che da raccontare non ha avuto poi molto? e nel mentre riuscire solo a pensare ad un'altra estate, di quelle che era un anno fa, e dicevi, delle stagioni sempre belle, come se già le vedessi, e non avessi bisogno d'altro. che l'estate scorsa c'era zozze e le pause aperitivo, e c'era il saltare sotto un cielo sempre sbagliato, ma giusto per noi, di quelli che non lavoravi. c'era il pronosticare delle cose che mai sarebbero accadute, e difatti così fu, c'era il sapere di non avere nulla da perdere, anche se per qualche volta facevamo le stronzate. e quando ne avevamo abbastanza, crollavamo, ed allora l'estate alcolica avanzava, ed avevamo degli occhi così lucidi che quasi un po' di verità la si poteva capire, per poi dimenticarla. che non era importante, e non ci interessava. ma se solo per un attimo, giusto un lampo, aveste potuto immaginarla, o vederla anche voi, bene, avreste visto la sottoscritta infilarsi con gran fervore una macchinina nel culo. tutta intera. semptember brings the autumm down, direbbero gli hood. io ci aggiungerei dell'altro, poi.

*utente censurato* scrive:
(comunque io avevo capito che te l'eri infiliata di qua, non di là. non che cambi tanto)

d. scrive:
l'importante è che entri.

diandra-flu 04:23 | link | commenti (9) |

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giovedì, agosto 10, 2006

chi l'avrebbe mai detto, agosto! e pure da più di un paio di giorni ormai. non è che non abbia nulla da dire, è solo che la calma manca, la calma. la conosciamo tutti cos'è. le mie giornate poi, dalle 17 in poi sono tagliate in due, da quella che di calma invero non ha assolutamente nulla se non la parvenza, tra girate di capelli attorno al dito dietro al bancone e sigarette sulla linea d'entrata della salagiochi, alla frenesia della serata dalle 20.30/21.00 in poi, trovandomi a fare anche quattro cose contemporaneamente. ed ora qui, giusto in tempo per introddurre (e magari portare a termine) la tanto attesa seconda parte di questa mirabiliosa saga della videoarcade. e perciò, tadaaan!

pt.2: SHOW ME YOUR BEST MOVE!: from DANCE DANCE REVOLUTION to IN THE GROOVE 2. 

in realtà ho cominciato questo post anni e anni fa senza saperlo. avrò avuto 15 anni quando con la mia amica elena entrai nella salagiochi di un'amica dei suoi genitori e ci imbattemmo in quella che diventò in breve tempo un'autentica droga di massa. ora, di sicuro, ma anche no, avrete presente almeno vagamente ciò di cui ora mi appresto a parlare. all'epoca fu una novità assoluta: DANCE DANCE REVOLUTION! (dancin stage per noi europeini). il concetto è molto semplice, la pratica assai meno, almeno all'inizio. il gioco si alza come su una specie di cabinottino aperto, con ai suoi piedi una pedana doppia e quattro frecce: alto / basso / destra / sinistra. si sceglie un pezzo, evvia! si è pronti per giocare, e farsi un pò di male volendo. in alto sullo schermo appaiono una vicino all'altra, in orrizzontale le quattro frecce "base" mentre dal basso cominceranno a salire le frecce che abilmente si dovrà essere in grado di pestare sulla pedana nel momento in cui si sovrappongono alle frecce base in alto. se tutto va bene e passi ogni livello, si hanno 3 canzoni da portare a termine, ma se si sbagliano i passi, si mancano le frecce, ti incasini, tiè, l'energia finisce ed al termine della canzone non è più possibile andare avanti. stop, fine. il problema comincia quando ci prendi gusto e diciamolo, io di gusto ce ne presi tantissimo. ricordo benissimo il passaggio dai livelli bassissimi a quelli via sempre più impegnativi, e la scoperta miracolosa che se si evitava la tecnica "saltata" per adottare la "camminata" normale si ottenevano risultati ottimizzati altrochè. e si creò un vero e proprio clan, credetemi, sempre più ampio e accanito, e serate intere passate a dar spettacolo. perchè sì, la d. le cose ce le vuole fare bene, ed era diventata bravina sì, e le davano i gettoni solo per vederla all'opera, tipo scimmietta e cappellino messo per terra sul marciapiede. e che pezzi porca puttana, c'erano praticamente sempre e solo canzoni del cazzo, ma che se ce ne parliamo tra di noi ora son pezzi "storici": dall'iniziazione con i pezzacci di captain jack (Run along with Captain Jack  / Run into the peacecamp back / Run along with Captain Jack /  Badadadideido, badideido, badideidideidideido / Badadadideido, left, right, right, left / Badadadideido, run along with Captain Jack. non so se rende l'idea) alle evoluzioni massacranti dell'afronova, dead end, e paranoia 180. e se si voleva far scintille discomusic, ci avevamo il pezzo adatto pure per questo: i will survive della gaynor, ed era follia. una specie d'estate dell'ammmore, solo che era rivolto ad un videogioco. e di tutto ciò ne parlo in ogni caso con ricordi proprio vaghi, perchè fu un amore intenso ma breve. finita l'estate, finito tutto, ed io non entrai in una salagiochi se non furtivamente fino a questo maggio, e lo sapete tutti in che vesti. senonchè non posso non notarlo, è lui, o perlomeno sembra lui. le prime settimane tento di far finta di nulla, poi cedo alla tentazione: scrocco dei gettoni e  mi ci fiondo. ma stavolta sono di fronte al magnificente IN THE GROOVE 2, e penso, mi son persa tutta una storia praticamente. sulle prime sono veramente imbranata e sono stordita dalle novità che mi piombano addosso: modificatori, schermate completamente diverse (BIG DELUSION! per gli indicatori del livello: dove avete fatto sparire i mitici piedini? un mondo crollato addosso, di tonfo) e chi più ne ha più ne metta. e sono ora qui per soddisfare la vostra ovvia curiostà, che ce lo so io. l'amico in the groove 2 ci ha la bellezza di più di 130 canzoni (contando anche tutti i pezzi della precedente versione, in the groove), nuovi tipi di frecce (mine, mani, quadrilateri), fino a 5 livelli di difficoltà per ogni canzone (novice, easy, meduim, hard, expert), un sacco di possibilità di combinazioni di passi e signori e signore, un'uscita USB! ed io che sono la ragazza della salagiochi, me la sono studiata la cosa, e mi sono pure scaricata la versione demo del gioco per il pc. combinando le varie cose insomma, è possibile pure crearsi i propri passi sui pezzi per poi ballarseli alla salagiochi, oppure semplicemente, inserendo la chiavetta, salvare i propri risultati con le varie statistiche e sapere pure le calorie perse nella seduta di gioco, mica bagigi. ma pure salvare screenshots delle proprie performaces e presenziare negli ufficiali risultati online. le modalità di gioco sono 3, escludendo la modalità fitness: DANCE MODE, che è la normale modalità; BATTLE MODE, che permette di giocare o contro il computer o un amico; MARATHON MODE, che permette di poter giocare più a lungo (e senza pause), sempre però che si riesca a star dietro ai modificatori. diobono, fatevi una cazzo di partita a sto gioco, voglio dire. il mio livello attuale mi vede sempre impegnata in tre pezzi: Music Pleeze - D. Dastardly / hard diff. 7 ; Ride The Bass - Dj Zombie / hard diff. 7 ; Hands of time - Reflection Theory / hard diff. 8. il primo è una caterba di steps e quicksteps (come li chiamo a caso io, ovvio), e nientepopòdimenoche il mio pezzo principe, il secondo si diverte a farmi usare le mani per beccare le due mine alla fine del brano ed il terzo ancora non riesco a prendere più di una c+, ma c'è tempo, yo. ed ecco un pò di cose che non vedrete mai alla salagiochi sotto casa:






ps. sì, lo so, questo è un post, come il precedente d'altronde, dal contenuto decisamente sotto la media di indi(e)ate e piagnucolerie tipiche della sottoscritta, ma non temete, tornerò noiosa come il mio solito, è una minaccia questa. ora non posso far altro che andarmene a letto come la volta scorsa, lasciandovi con la traccia random offertami dall'amico winamp, mountains made of steam, a silver mt. zion.

the angels in your palm
sing gentle worried songs
the sweetness of our dreams
like mountains made of steam.


buonanotte, ciao.


diandra-flu 04:04 | link | commenti (8) |

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mercoledì, luglio 19, 2006

mi scusino i pochi che hanno avuto il (dis)piacere di leggere il post precedente ad alto contenuto nonsense e delirante (già sulla via del cestino, come potete vedere: puff), nemmeno la colpa al caldo posso dare. che quest'estate non si sa nè come nè perchè ma non lo sto soffrendo quasi affatto, questo caldo di cui si fa un gran parlare, sarà che concentro i 5 sensi nella metabolizzazione del mal di schiena piovuto dal cielo per il quale credo di dover ringraziare l'uso massiccio di condizionatori ed il ventilatore ad altezza fondoschiena posto a cm 3 di distanza nella postazione della vostra gettonara preferita. l'unica cosa sensata che mi pare di poter fare in questa stagione nella quale ogni attività ricreativa dalle 17.00 in poi m'è preclusa, sembrerebbe andare fino al negozio di dischi a studiare un metodo per spostare il livello di dialogo tra me ed il grazioso commesso (si apra parentesi: è incredibile, sono anni che frequento quasi regolarmente il negozio dopo il cambio di gestione e la scossa ormonale è arrivata come un fulmine a ciel sereno soltanto lo scorso 7 luglio, e lo ricordo solo perchè è stata la notte bianca, non pensiate mi segni l'attività dei miei ormoni sul calendiario. insomma, l'ex reception di un albergo poco prima di piazza mazzini per una notte si è trasformata in un focoso dancefloor, e proprio mentre l'amico raspa ed un canzianetti che non si sa come non sia finito a faccia spappolata sul mixer ci violentavano le nostre orecchie delicate, qualche metro più avanti, sotto questi portici che ospitavano la "jesolo di noi" ecco che lo vedo. vi giuro, solo perchè ero presa da una che aveva appena finito di lavorare con due occhiaie da competition non mi sopno fiondata con qualsiasi argomento random mi fosse venuto in mente. morale della favola: boy from the record store, d. wants you! e sei fortunato che lo scopre solo ora.) dal livello "mi hanno finalmente pagata, tirami fuori qualche disco e vediamo che si può fare che tanto di tempo ne ho" a "mi hanno finalmente pagata, molla tutto che ti invito a bere una cosa e vediamo che si può fare che tanto di tempo ne ho", insomma, non dovrebbere essere difficile, due tre parole cambiate ed è fatta. non dovrebbe essere difficile, appunto, tant'è che stasera - complice il fatto che per tre giorni non potrò andare al lavoro - piano piano mi sono avviata verso il negozio, approfittando di 20 eurini donati dalla grande virna ed intenzionata a fare mio cold house, disco amore e posti lontani, vicini? giustamente la buona sorte non è dalla mia, e vi ci trovo il titolare, nonche uomogiovaneesimpatico dalla qualche parentela con la vittima. dopo aver cercato a destra e manca il disco che volevo, ispezionato il magazzino, aver discusso sulla corretta pronuncia della parola anticon ed averne studiato assieme il catalogo e fatto una piccola scala immaginaria della reperibilità dei vari album me ne esco sconfitta (ebbene, cold house è sparito nei meandri del negozio, ripasserò) ma vincitrice, nel senso che a mani vuote non avevo proprio voglia di uscire: last night a dj saved my life, il mega volumone sulla storia del djing scritto da Bill Brewster e Frank Broughton ora mi aspetta sul comodino pronto a farmi compagnia in queste notti che per me sono il giorno. la cosa bella di tutto ciò è che non voleva essere affatto il contenuto del post, che infatti mi preparo subito ad introdurre, sperando che comunque qualcuno si immoli ed arrivi fino alla fine. voleva essere un post sulla salagiochi, che mi vedrò costretta a tagliare in due parti ben distinte.

pt.1: WHO'S SHE? WHO'S SHE? SHE'S THE GIRL OF THE VIDEOARCADE!

- hai visto che non era lei?
- ma, era uguale, mi sembrava!
- sai, credeva di averti visto al panificio stamattina, guarda, la ragazza della sala giochi!
- eh, no, ho dormito fino a alle due del pomeriggio!
- mi sembravi proprio tu, ma poi ti vedo ovunque! al panificio, al giornalaio, al gelataio, mi sembra di vedere sempre te!

stare dietro al bancone in un posto del genere regala una insospettata notorietà. la verità è che erogare i gettoni è simbolo di un misterioso potere, e di velata ammirazione, in fin dei conti sei proprio tu che hai in pugno la decisione di premere o meno i bottoncini magici. sono l'idolo dei mocciosi cerebrolesi ma allo stesso tempo portatrice di sciagure per i poveri genitori costretti a passare l'intera serata appresso ai loro pargoli: sono la ragazza della salagiochi. la verità è che quando sono da sola dietro al banco mi sento veramente il capo indiscusso, con ai miei piedi decine e decine di scatole verticali pronte a soddisfare le videovoglie di piccini e non. una regina anche abbastanza dubbiosa: la maggior parte dei videogiochi che si trovano adesso in una salagiochi invero non attirerebbero nemmeno un pò la sottoscritta a spendere qualche euro in un posto del genere. cabinotti, giochi insulsi, postazioni pistolere (i vari house of the dead tirano un sacco, a me fanno solo che ribrezzo) e la disintegrazione del mio concetto del videogiocare non a casa propria: le macchine a ticket. ditemi adesso perchè ai bambini di 10 anni piace di più un gioco nel quale non bisogna far niente, solo fermare una luce, per vincere dei ticket da accumulo, e vincere i vari premi in esposizione. dov'è finita la cultura del giochino a schemi, col personaggio che salta, spara, e trova un mostro alla fine di ogni livello? ancora mi vengono le lacrime agli occhi ammè quando nei pomeriggi noia mi rilancio col mame in incredibili giocate al mitico WONDER BOY, il problema è che sta andando perduta la memoria storica. le salagiochi ormai non puntano più su questo tipo di giochi, non coinvolgono il fruitore, che vuole essere sempre più parte stessa del videogioco nel quale inseriscono il magico gettone. ho fatto una piccola ispezione verso una sezione più imbucata della mia sala in cerca di emozioni vintage, e vi ho fortunatamente trovato delle cose che mi hanno fatto venire le lacrimine: due puzzle bubble, un bubble bubble ed un caro e vecchio tetris. ma siamo sempre sui classici famosi, credo e spero che almeno questi resisteranno in eterno, sì, in eterno, fino alla fine del mondo, sob. c'è pure la saletta dei flipper (grazie a dio!) ed è incredibile come vengano però snobbati, che io il flipper ero uno di quelli che più mi ci perdevo nelle puntate salettare. vorrei ora, verso la chiusura post, far puntare la vostra attenzione su un gioco misconosciuto, purtroppo da "noi" non c'è, ma se vi capita di trovarlo imbucatissimo da qualche parte, vi prego, un gettone consumatelo bene per lui: PENGUIN-KUN WARS (1985). il concetto è molto semplice: è un gioco a tempo nel quale si è un pinguino e nel quale si deve cercare di lanciare più sfere possibili dall'altra parte di un tavolo, dove posiziona l'animale avversario; al termine del tempo vince chi ha meno sfere dalla propria parte. purtroppo è molto raro, se lo trovate siete mooolto fortunati: guardate le immagini per credere.. ditemi, non è semplicemente adorabile il pinguino a terra, colpito dalla palla avversaria? almeno una giocata nella vostra vita, questo dimenticato penguin-kun wars se la merita, se non altro per fare felice me. i giochi senza apparente senso (ma anche completamente senza senso), con personaggi pucciosissimi e divertenti, colori sgargianti e musichette deliranti sono assolutamente da salvaguardare, per quel che ormai si può fare. non apro il capitolo mario bros. per non continuare all'infinito, ma so che voi siete dalla mia parte.  e vi lascio delle piccole chicchine, mi ringrzierete: cliccate QUI e QUI e ditemi se vi ricorda qualcosa.
ora io però vado a letto ascoltando Company In My Back dei Wilco, che il mio caro amico winamp ha deciso di fare partire ora, nell'esecuzione random di tutta la mia libreria musicale.

i'll curve my flight / under your bended knee / and i will always die / i will always die / i will always die / so you can remember me.

diandra-flu 04:33 | link | commenti (13) |

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